Nuove direttive dell’Unione Europea cambiano nuovamente il mondo delle bottigliette di plastica, utilizzatissime
L’Unione europea continua a rafforzare la sua battaglia contro l’inquinamento da plastica, con nuove e stringenti normative che interessano soprattutto le bottiglie di plastica, un prodotto di largo consumo che ha subito e subirà ulteriori trasformazioni.
Il percorso verso un’economia circolare più sostenibile è ormai in pieno sviluppo, e le nuove regole mirano a ridurre drasticamente l’impatto ambientale di questi imballaggi, con particolare attenzione al riciclo, alla raccolta differenziata e all’impiego di materiali innovativi come la bioplastica.
Le evoluzioni normative sulle bottiglie di plastica in Europa
Dal 3 luglio 2024, con l’applicazione della direttiva europea 2019/904 sulle plastiche monouso, è diventato obbligatorio il tappo agganciato alle bottiglie di plastica fino a 3 litri. Questa misura, già adottata in Italia nel 2022, ha suscitato non poche discussioni tra consumatori e produttori. Il ministro italiano Matteo Salvini, durante la campagna elettorale per le europee del 2024, aveva criticato questa normativa, definendola una “follia”, ma gli esperti sottolineano come tale obbligo sia fondamentale per evitare la dispersione dei tappi nell’ambiente, soprattutto in mare.

Le nuove regole dell’Unione Europea – (rocketdesign.it)
Secondo le stime dell’Unione europea, infatti, oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica, e tra gli oggetti più pericolosi figurano proprio i tappi, spesso ingeriti da tartarughe marine, uccelli e pesci, a causa della loro somiglianza con il cibo. Il tappo, di solito realizzato in polietilene ad alta densità (HDPE), può impiegare fino a mille anni per degradarsi. L’obbligo del tappo agganciato riduce il rischio che questo venga separato e disperso nell’ambiente, migliorando anche la raccolta differenziata.
Dal gennaio 2025, inoltre, è entrato in vigore un ulteriore vincolo che impone alle bottiglie di contenere almeno il 25% di plastica riciclata nella loro composizione. Entro il 2030 questa percentuale dovrà salire al 30%, mentre la raccolta differenziata dovrà raggiungere il 90% entro il 2029. Questi obiettivi rientrano in una strategia più ampia definita dalla Commissione europea nel 2018, con l’intento di rendere tutti gli imballaggi di plastica totalmente riciclabili entro il 2030.
Accanto alle normative, si sta intensificando la ricerca su nuove composizioni delle bottiglie, con l’obiettivo di renderle meno inquinanti e più facilmente degradabili. La parola d’ordine è la bioplastica, un materiale che può essere parzialmente o totalmente derivato da biomasse vegetali e che, a differenza delle plastiche tradizionali petroderivate, può essere biodegradabile e compostabile.
Tra le bioplastiche più promettenti vi sono il PLA (acido polilattico) e il PHA (poliidrossialcanoati). Il PLA, prodotto dalla fermentazione degli zuccheri vegetali – tipicamente mais – è attualmente la bioplastica più diffusa e ha costi relativamente contenuti rispetto ad altre alternative. Il PHA, invece, è una novità in rapida crescita: viene sintetizzato da batteri a partire da oli vegetali o scarti organici, e rappresenta un materiale completamente biodegradabile e compostabile, smaltibile nella raccolta dell’umido.
Nonostante i costi di produzione ancora elevati, queste bioplastiche potrebbero rivoluzionare il mercato degli imballaggi, riducendo significativamente l’impatto ambientale delle bottiglie, soprattutto se integrate in un sistema di raccolta differenziata efficiente. L’Unione europea, consapevole della sfida tecnologica ed economica, sta promuovendo investimenti e incentivi per accelerarne l’adozione.








